venerdì 24 febbraio 2012

Intervista a Jontom!


Come promesso ai miei lettori ecco la sorpresa! D'ora in avanti metterò nel mio blog un'intervista che ho fatto a personaggi di spicco del mondo dell'ukulele: musicisti, insegnanti, ecc... Le domande saranno volutamente sempre le stesse, in modo da poter confrontare i vari pareri a riguardo. E ho deciso di iniziare, non a caso, con Luca Tomassini  in arte Jontom e detto anche più semplicemente JT. Ho scritto "non a caso" perchè ho deciso di iniziare con lui per dei motivi ben precisi: è grazie al suo sito/forum http://youkulele.com se ho inziato a studiare seriamente l'ukulele, perchè lì ho trovato persone disponibilissime ad aiutare ed insegnare, JT in primis, che mi hanno dato veramente una mano ed è come essere in una famiglia allargata; è sempre grazie a JT che ho iniziato a capirci qualcosa dello strumento grazie al manuale interattivo che ha scritto e che è in vendita nel forum, manuale che si chiama "No panic". Insomma, posso tranquillamente dire che considero Jontom il mio maestro. E quindi potete ben capire che non potevo non iniziare con lui... Ma bando alle ciance! Eccovi qui di seguito l'intervista, sperando vi piaccia (attendo vostri commenti a riguardo):


1.      Come descriveresti il tuo background musicale?

Ho iniziato a cinque anni su una piccola tastiera Bontempi, ho proseguito negli studi di pianoforte per altri dieci arrivando a metà percorso al Conservatorio dove ho comunque conseguito una Licenza di Teoria e Solfeggio. Al liceo ho iniziato a suonare dal vivo come tastierista. Ogni tanto passavo al basso elettrico e strimpellavo un po’ la chitarra. Ho studiato per un annetto l’armonica diatonica, soprattutto quella “blues”, e poi mi sono affinato nelle vesti di produttore musicale producendo un disco per una cantante del New Jersey, Sandra Carlucci e qualche altra demo con artisti sparsi qua e là. Ho studiato per un paio d’anni su Berkleemusic, l’estensione online del Berklee College of Music di Boston prendendo vari diplomi fra cui Desktop Music Production ed un diploma specialistico in Orchestrazione e Musica da Film. Recentemente ho scoperto di saper suonare la batteria quindi ogni tanto mi capita di suonarla dal vivo in qualche locale a Roma con il mio gruppo rock. Per quanto riguarda l’ukulele, ho iniziato a studiarlo quattro o cinque anni fa e con il tempo ho affinato le mie tecniche prendendo spunto da musicisti e maestri hawaiiani, non soltanto per quanto riguarda l’esecuzione ma anche l’insegnamento dello strumento.

2.      Qual è il tuo approccio globale alla musica in generale?

Credo sia più potente di mille fotografie. Ascolto “Luka” di Suzanne Vega e ancora mi tornano in mente le immagini di un tempo, ascolto “True Blue” di Madonna e mi rivedo sul lettone dei miei genitori con la merenda mentre finiva DJ Television, arriva “Mayonaise” degli Smashing Pumpkins e sono sul motorino mentre faccio tardi a scuola. È il mio personalissimo diario di viaggio.

3.      Da quanti anni suoni l’ukulele?

Quattro o cinque... Boh? Mese più, mese meno.

4.      Come hai conosciuto l’ukulele? Chi o cosa ti ha spinto ad iniziare a suonarlo?

Sono sempre stato uno che si gettava a capofitto in qualsiasi idea ritenesse “fica” quindi dieci minuti dopo aver visto un video di Jake Shimabukuro, girato da un mio ex-collega, ero già in negozio ad acquistare un ukulele.

5.      Quando hai acquistato il tuo primo ukulele, come hai iniziato a capire come si suona?  Come hai iniziato ad imparare a suonarlo? Tramite Internet, libri, dvd… o cos’altro?

All’epoca non c’era assolutamente nessuno nel panorama italiano che potesse venirmi in aiuto! I libri didattici esteri, non me ne vogliano gli autori, erano solo l’ennesima dimostrazione di come in realtà non fosse preso troppo sul serio e quindi sin dai primi momenti era maturata in me l’idea di scriverne uno... Era veramente difficile trovare qualcosa che soddisfacesse le mie richieste, forse solo un DVD di Jake Shimabukuro. Ho imparato a forza di video e di fermo immagine sugli artisti più famosi del panorama statunitense. Poi, col passare del tempo ho adattato la mia formazione musicale a questo strumento nuovo riscontrando non poche difficoltà dall’approccio tipicamente orizzontale che avevo sul pianoforte in uno verticale tipico delle chitarre. Inoltre avere la fortuna di viaggiare molto e condividere il palco con altri grandi artisti di questo strumento come Jake Shimabukuro, Bosko & Honey, Ukulelezaza, Ohta San, Roy Sakuma ha contribuito alla mia formazione.

6.      Che genere preferisci suonare con l’ukulele? E che taglia preferisci: sopranino, soprano, concert, tenore, baritono, banjolele..?

Ho quella vena malinconia acoustic alternative che andava tanto in voga nell’epoca post grunge. Tollero poco il ragtime oltre i 20 minuti perché non mi appartiene e lo trovo piatto. Adoro suonare il rock acustico, il country ed il folk. Mi piace comporre canzoncine stupide e molto pop e conseguentemente detesto la stragrande maggioranza del pop italiano che si prende fin troppo sul serio. Mi piace sperimentare. Non posso smettere di sperimentare altrimenti mi romperei troppo le palle quindi ben vengano influenze elettroniche e low-fi. La mia taglia preferita è il Tenore, senza ombra di dubbio.

7.      Tu che hai sicuramente provato diversi modelli di ukulele, potresti descrivermi la differenza?

Perché, esistono altri modelli oltre al Tenore?

8.      A chi deve iniziare, come primo ukulele quale taglia consigli?

Ten... No, scherzo. Il Tenore è ottimo per chi ha già capito come funziona e vuole qualcosa di più ma per il primo impatto è cosa buona e giusta rivolgersi ad un ukulele Soprano, la taglia storica.

9.      Oltre alla taglia dell’ukulele, quale marca consigli per chi è alle prime armi e quale per chi vuole uno strumento valido per iniziare a suonare seriamente facendo serate dal vivo?

Islander di Kanile’a. Valgono cinque volte più di tutti gli altri nella stessa fascia di prezzo.

10.   Quali sono i parametri, tipo di legno, corde, tastiera, ponte, ecc… che l’ukulele deve avere per essere un buon ukulele? Quali sono le caratteristiche che bisogna guardare per capire se il tal ukulele è un buon ukulele?

Ma in realtà è tutto molto soggettivo. Per me contano la proiezione e le sfumature sonore che si riescono a creare con uno strumento da una cassa di risonanza così ridotta.

11.   In questi ultimi anni c’è stato sempre una diffusione maggiore di questo strumento, anche in Italia. Secondo te a che cosa si deve questo boom?

Cazzo: a me! No, scherzo... indubbiamente Eddie Vedder ha rappresentato un ottimo portabandiera. Spero però che in parte, il successo dell’ukulele in Italia sia dovuto anche al suo sdoganamento da parte di artisti nazionalpopolari come Morgan o Max Pezzali con cui ho avuto l’enorme piacere di collaborare in un paio di circostanze. In ultimo, mi piace pensare che YOUkulele.com sia diventata una piccola ancora di salvataggio per non perdere tutto per strada, mettere un piccolo segnetto sulla mappa e solidificare i rapporti fra gli appassionati di ukulele.

12.   Che consiglio ti senti di dare a chi vuole incominciare a suonare l’ukulele, o comunque a chi è alle prime armi?

Senza divertimento, la benzina per continuare finisce subito. L’ukulele è diventato il mio lavoro ma è al tempo stesso un gioco e quindi non vedo l’ora di svegliarmi la mattina per tornare a “lavorare”. Divertitevi e soprattutto siate curiosi nell’andare ad esplorare i mille segreti di uno strumento semplice soltanto in apparenza.

13.   Siamo arrivati alla fine dell’intervista, ti ringrazio per la pazienza, la gentilezza e la disponibilità. Vuoi chiudere dicendo qualcosa agli appassionati che leggeranno questa intervista?
Daje tutti.

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