sabato 17 marzo 2012

Intervista a Fabio KoRyu Calabrò

            1.   Come descriveresti il tuo background musicale?

Gioiosamente confuso. Ho sempre ascoltato di tutto, con una spiccata predilezione per le canzonette, che ho cominciato a scrivere verso i quattordici anni.

2.   Qual è il tuo approccio globale alla musica in generale?

Vorace. Tutto ciò che suona aiuta a ragionare. Mistura e mistico si confondono.

4.   Da quanti anni suoni l’ukulele?

Dalla seconda metà degli anni ottanta del secolo scorso.

5.         Come hai conosciuto l’ukulele? Chi o cosa ti ha spinto ad iniziare a suonarlo?

All'epoca vivevo a Venezia. Da pochi giorni sapevo che avrei dovuto partire per il servizio di leva militare. Non sapevo dove sarei finito, e non volevo portarmi dietro una ingombrante chitarra. Proprio come gli emigranti che da Madeira arrivarono alle Hawaii, scelsi uno strumento da viaggio. Anzi: fu lui che scelse me. Ci incontrammo grazie alla vetrina del negozio di strumenti dei fratelli Zanetti. Io davanti, lui dietro. Fu amore a prima vista.

6.   Quando hai acquistato il tuo primo ukulele, come hai iniziato a capire come si suona?  Dove ti sei orientato per imparare a suonarlo? Internet, libri, dvd… o altro?

Sinceramente non ho ancora capito tutto, ma quel poco che so me lo ha insegnato il mio strumento, complici le dita. Che talvolta sono più curiose del cervello, quando c'è qualcosa di importante da fare. Poi ho cominciato ad accompagnare canzoni. Sono partito da Bessie Smith, poi è arrivata Billie Holiday, poi i Beatles, poi Buscaglione, poi Battisti, poi i Bob (Marley e Dylan), poi persino Battiato. Blues, beat, ballate... Insomma: sono un musicista di serie B...

7.         Che genere di musica preferisci suonare con l’ukuele? Qual è la tua taglia preferita di ukulele (sopranino, soprano, concert, tenore, baritono, banjolele…)?

Non c'è bisogno di avere una musica preferita. L'ukulele suona quello che gli pare, io cerco solo di stargli dietro (meglio che davanti: sarebbe scomodissimo). Ho un sopranino, un soprano, un concerto, un tenore, un baritono, un banjolele e un dobrolele, e... preferisco non scegliere.



8.   Tu che hai sicuramente provato diversi modelli di ukulele, potresti descrivermi la differenza secondo te?

La differenza fra i vari modelli viene spesso misurata in centimetri. In realtà si tratta di espressione. Logicamente, muoversi delicatamente sul manico di un sopranino non è agile come spaziare su quello di un baritono, per cui anche le possibilità tecniche vanno misurate secondo le proprie esigenze.

9.         Quale taglia di ukulele consigli a chi deve iniziare?

Consiglio sempre il concerto, per via della maggiore estensione. Ma ho iniziato con un soprano, cioè: l'Ukulele. Usate prima questo, e poi passate al concerto.

10. Oltre alla taglia dell’ukulele, quale marca raccomanderesti a chi è alle prime armi e quale a coloro che vogliono uno strumento valido per suonare seriamente, facendo serate dal vivo?

Il mio primo ukulele era un Brüko, ottimi artigiani tedeschi. Di recente Eko, in Italia, sta promuovendo un paio di prodotti interessanti per i primi passi. Da lì in poi il mondo si allarga, e non c'è marca che tenga. Quando QUELLO strumento ti chiama, rispondi!

11. Quali sono i parametri (tipo di legno, corde, tastiera, ponte, ecc…) che l’ukulele deve avere per essere considerato buono? A quali caratteristiche guardi tu maggiormente?

Prendo in mano lo strumento, lo soppeso, controllo il manico (è corto, non ci vuole granché), il bilanciamento del peso fra cassa armonica e meccaniche, e soprattutto la precisione dell'ottava. A meno che non si tratti di un ukulele fatto con la scatola del tonno. Perché anche i tonni possono suonare. Persino in scatola.

12.       Abbiamo assistito, in questi ultimi anni, ad una diffusione crescente dell’ukulele in Italia e nel mondo: secondo te, a che cosa si deve questo boom?

In realtà -persino in Italia- è sempre esistita una traccia sotterranea, perlomeno dal secondo dopoguerra in poi. Spesso sono stato definito come uno degli "iniziatori" di questa rinascita di cui tu mi chiedi, ma è un po' esagerato. Il fatto è che nella cultura musicale contemporanea l'ukulele si piazza a cuneo aiutando la solidità di strutture ben più complesse con la sua semplicità sincera e la sua innata simpatia.

13.       Che consiglio ti senti di dare a chi vuole incominciare a suonare l’ukulele, o comunque è alle prime armi?

Innanzitutto consiglio di mollare le armi -anche le prime- e imbracciare lo strumento. Poi tenerlo con sé. Dategli da mangiare parecchie volte al giorno, bilanciando la dieta senza eccedere con gli zuccheri. Oppure, potete sempre acquistare un buon manuale. Ne ho scritto uno persino io...

14.       Siamo arrivati alla fine dell’intervista, ti ringrazio per la pazienza, la gentilezza e la disponibilità. Vuoi chiudere dicendo qualcosa agli appassionati che leggeranno questa intervista?

Sì. Cioè: no. Insomma, non saprei. Vado a suonare qualcosa. Come spero facciate anche voi.

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